Venezuela, 4 miliardi (chiesti) per rilanciare l’economia

Venezuela. Paese famoso per la sua vitalità e, dettaglio meno felice, per l’inflazione più veloce del mondo(63%) oltre che, in questo ultimo periodo, per aver recentemente rischiato il default.Il paese è infatti salito agli onori della cronaca questo ottobre, quando ha rischiato più volte in nemmeno un mese che delle imprese controllate dallo stato non onorassero degli impegni obbligazionari, mandando in crisi l’economia.

Particolarmente critica è stata la sitazione di Pdvsa, la compagnia petrolifera di Stato, che è riuscita a garantire ai mercati il pagamento di un’obbligazione del valore di tre miliadi di dollari solo il giorno prima della data di scadenza del suo rimborso.Prima di questo annuncio era quasi stata definita la vendita di una importante filiale americana della compagnia, vendita che però era stata fortemente osteggiata da Nicolas Madero, il presidente venezuelano.

L’economia del paese

Alla fine di ottobre, Goldman stimava la probailità di default del paese pari al 45%, e con alcune solide ragioni: con il prezzo del petrolio al barile pari ad ottanta dollari (prezzo ai minimi storici da oltre un decennio) l’economia del paese sudamericano è seriamente compromessa.

Le esportazioni del paese derivano per il 96.1% dal greggio o da prodotti derivati, ed anche gli introiti statali dipendono in maniera sensibile dal comparto petrolifero (secondo alcune stime, per il 45%).

economia

Segnale di rischio più che evidente è il costo del debito dello stato: con un interesse pari al 16.5%, i titoli decennali del paese sono i più rischiosi del sudamerica, con uno spread rispetto al bund tedesco di 1680 punti.

Le novità di Maduro

Nicolas Maduro sta ora cercando di risolvere la fragilità dell’economia che abbiamo profilato, con un insieme di nuove leggi che ha presentato pochi giorni fa (il 19 novembe).

Tra le 28 misure, spiccano le nuove tasse sul lusso (che hanno suscitato non poche proteste da parte della minoranza estremamente ricca del paese) e sugli alcolici, che secondo le stime saranno fondamentali per rilanciare l’economia Venezuelana.

Non pago di tutto ciò, Maduro ha inoltre chiesto un prestito di 4 miliardi di dollari alla Cina, con l’intenzione di aumentare così facendo le riserve internazionali del paese. Ha poi annunciato che questi 4 miliardi sono solo l’inizio, poichè ci sono altre iniziative al vaglio delle autorità per risollevare l’economia venezuelana.

Il prestito non è ancora stato formalmente approvato dalla Cina, ma ben pochi pensano che esso verrà rifiutato, soprattutto in virtù del fatto che il Venezuela è ormai il maggior fornitore petrolifero dello stato asiatico. Il contratto di fornitura, a causa della rovinosa discesa del prezzo dell’oro nero, è poi estremamente svantaggioso per il paese sudamericano: si stima che esso perda attualmente 22 miliardi di dollari l’anno.

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