Shinzo Abe torna a guidare il Giappone

Abbiamo parlato del Giappone (e in particolare del suo primo ministro) qualche tempo fa, quando Shinzo Abe ha annunciato al mondo la sua intenzione di dimettersi e portare dunque il paese a elezioni anticipate.

Il 14 dicembre scorso le elezioni hanno dato i loro risultati, rimettendo al potere colui che aveva abbandonato quella stessa poltrona nemmeno un mese prima. Shinzo Abe ce l’ha fatta, ha infatti conquistato 318 seggi, uno in più del numero necessario per avere la maggioranza di due terzi, necessaria per superare l’ostruzionismo della Camera Alta e far quindi approvare alcune leggi precedentemente rifiutate.

La ripartizione dei seggi

Dei 318 seggi sopracitati, i liberaldemocratici di Abe ne hanno conquistati 286, mentre i 32 rimanenti sono andati al suo alleato, appartenenti al gruppo Nuovo Komeito.

Al partito Democratico Giapponese (principale oppositore di Abe) vanno invece 72 seggi: ne ha guadagnati 10 rispetto alle elezioni del 2012. Segna un record anche il partito Comunista, ottenendo 20 seggi. E’ la prima volta in 14 anni che riesce a guadagnare più di dieci seggi.

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“L’economia prima di tutto” secondo Abe

Questa è stata la frase con cui ha esordito Abe alla cerimonia del suo insediamento.

E che l’economia sia stata sempre messa in posizione centrale del primo ministro nipponico è ben noto: il suo programma prevedeva (e prevede tuttora) di riuscire a portare il paese fuori dalla deflazione che lo avviluppa ormai da due decenni. Questa politica, detta Abenomics si basa su tre pilastri: deprezzamento dello Yen (per incoraggiare le esportazioni), tasso di interesse negativo (per incentivare i consumi) e un saggio uso della politica monetaria.

Abe ha anche annunciato di voler riunire i leader della coalizione e del mondo imprenditoriale per concordare un piano tramite cui rialzare i salari. Secondo Abe, infatti, questa misura potrà innescare “un circolo vizioso” che incentiverà i consumi. L’obiettivo è riuscire ad attuare questo programma prima dell’aumento della tassa sui consumi, che sarà portata al 10% ad aprile 2017.

Ovviamente gli obiettivi di Abe non sono finiti: nella lista figurano anche la riattivazione di alcuni impianti nucleari, la sicurezza nazionale e il ruolo egemonico del Giappone sul piano internazionale (ruolo fortemente voluto e incoraggiato anche dalla Casa Bianca, che cerca un alleato con un maggior potere militare e internazionale).

La preoccupazione per la bassa affluenza

Sebbene Abe giudichi più che confermata la volontà del popolo Giapponese grazie proprio al risultato di queste elezioni, il rieletto premier non ha potuto negare la sua preoccupazione per la scarsa affluenza alle urne. Questa affluenza è stata del 52%, un risultato ai minimi storici per il paese. Secondo molti, i Giapponesi non hanno apprezzato la scelta di Abe di anticipare di anni le elezioni, ed hanno quindi deciso di astenersi.

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