Per l’Italia i fondi dell’Unione Europea ci sono, ma non vengono spesi

Abbiamo parlato spesso, in modo più o meno generico, di come l’Europa si prodighi per aiutare i singoli stati che fan parte dell’Unione a crescere e a svilupparsi.

Nemmeno un mese fa abbiamo parlato di questo argomento in maniera approfondita, proprio per dimostrare quanta parte dell’UE sia dedicata allo sviluppo dei singoli territori, e soprattutto come questa dedizione si articoli nei più diversi settori, dall’agricoltura alla ricerca, dallo sviluppo urbano alla tutela delle minoranze (tutte le informazioni al riguardo le trovate nel seguente articolo: “Europa: un’Unione di fondi?“).

Tanti detrattori

E’ innegabile che, soprattutto in periodi di difficoltà economiche come quello che stiamo attraversando, siano sempre più diffusi i detrattori dell’Unione Europea, i personaggi che acclamano a gran voce la vecchia lira e, soprattutto, i vecchi stati nazionali.

Uno degli argomenti più utilizzati (e indubbiamente più potenti) per avvalorare la loro teoria è il “costo” di partecipazione all’Unione Europea.

E’ verissimo, infatti, che ogni membro facente parte dell’Unione Europea versi una certa quota del suo PIL nelle casse comuni, in modo poi da creare quei fondi che vengono redistribuiti in base a numerosi criteri.

Ed è vero anche, come prima è sciocco negalo, che per l’Italia la partecipazione all’Unione Europea E’ UNA SPESA. Le cifre sono incontrovertibili e innegabili: rispetto ciò che versiamo, riceviamo sul territorio molto meno.

E’ dunque uno svantaggio, per noi, far parte di questo macro sistema? No.

Fondi? Tanti. Distribuzione? Poca

Le cifre, signori e signore, sono come già detto incontrovertibili. E il dato di fatto è, stavolta, che l’Unione Europea mette a disposizione della nostra penisola una gran bella dose di liquidità, che noi non riusciamo ad utilizzare.

I dati del 2014 lo dimostrano pienamente: l’anno scorso sono stati impiegati circa 2 miliardi e 200 milioni di euro sul nostro territorio, messi a disposizione dai Fondi Europei. La cifra è considerevole, certo, ma ancor più considerevole è come essi rappresentino solo il 34% del totale disponibile.

In un anno, non siamo riusciti a spendere il 66% dei fondi a noi destinati.

Perché? Questa incapacità cronica è dovuta principalmente all’inerzia delle Regioni, che molto spesso non presentano nemmeno proposte per l’ottenimento dei fondi o, in altri casi, sono proposte poco credibili e che dimostrano possibilità di sviluppo.

C’è ancora speranza?

Non tutto è perduto, e soprattutto non del tutto perduti sono i fondi che non abbiamo speso nell’anno precedente: essi saranno infatti riportati al 2015, per cui abbiamo in totale la bellezza di 21 miliardi di euro a portata di mano.

Ovviamente, se non ci sarà un diverso modo di affacciarsi alle opportunità, il riporto a nuovo di questi fondi servirà a ben poco: l’Italia ha ormai un lungo passato di sprechi, soprattutto in materia di fondi Europei. Le regioni, ma anche le provincie, i comuni e gli organi centrali, devono impegnarsi maggiormente per la produzione di progetti utili, concreti e realistici.

La sfida non è impossibile, visto che nel 2014 la Germania ha “avanzato” solo il 16%. Ancora meglio paesi come Slovacchia, Austria, Polonia e Lettonia: insieme ad altri 5 paesi hanno speso fino all’ultimo centesimo disponibile.

FONTE: Il Giornale

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