Consumi al Top: salveranno Renzi?

Che la maggioranza (e quindi, la possibilità di governare) dell’attuale premier Matteo Renzi non sia esattamente stabile è un dato di fatto ormai assodato.

D’altronde, le alleanze che compongono la compagine parlamentare non sono mai state stabili e sicure, ma anzi mutevoli (il doppiogiochismo italiano nella politica interna come in quella estera è, purtroppo, questione storicamente assodata); e d’altro canto Renzi in questo periodo non è sicuro nemmeno della maggioranza all’interno del suo partito.

Sempre più sono infatti i cosiddetti franchi tiratori, cioè gli esponenti del suo partito che si dichiarano, più o meno apertamente, contrari alla sua leadership.

I proclami di Renzi e la sua strategia

Nonostante ciò Renzi rassicura nazione e partito, garantendo che anche lo scoglio sulla nuova legge al Senato, che rischia di portare ad un’altra (ennesima) spaccatura all’interno del PD, sarà portata avanti senza nemmeno dover chiedere la fiducia, e quindi senza mettere a rischio il governo.

Da un paio di giorni, comunque, Renzi ha una freccia in più nella sua faretra, sia per “ricattare” i possibili traditori, sia per rabbonire le folle, sia per mettere all’angolo i detrattori.

Secondo le ultime relazioni sui consumi, infatti, a luglio le famiglie hanno spero circa lo0.4% in più rispetto al mese precedente, portando la crescita dei consumi al 2.1%.

Persino Confcommercio ha ammesso che la crescita c’è, anche se poi ha approfittato di ciò per richiedere al Governo un taglio della “spesa pubblica improduttiva”, e usare i soldi risparmiati per abbassare le tasse che gravano su famiglie e imprese.

Tuttavia, il premier dovrà stare molto attento ad attribuire questo successo alla sua politica (sia quella sul lavoro, esemplificata dal Jobs Act, sia quella sulle famiglie, esemplificata dal taglio dell’Imu a dicembre), perché di tutt’altro avviso è il direttore del Centro Studi di Roma.

Secondo Mariano Bella, infatti, l’aumento dei consumi è principalmente da attribuire ad una fiducia ai massimi storici, anche se ancora il miglioramento non è riconducibile ad una crescita del livello di benessere dei cittadini.

FONTE: Ansa

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