Oggi inauguriamo una nuova rubrica intitolata “Fisco & Tasse”, che pubblicherà un nuovo articolo ogni lunedì mattina. In questo spazio verranno trattate le principali tematiche fiscali generali e quelle collegate al trading.
Cominciamo con un po’ di teoria: in questo articolo introduttivo, spiegherò la differenza tra i diversi tipi di capitali prodotti dall’utilizzo di strumenti finanziari e i loro regimi fiscali.
Tipologie di reddito
Investire in strumenti finanziari produce due tipologie di reddito:
- Reddito di capitale, che deriva dall’impiego di un capitale finanziario in eventi certi, ma non rientrano nell’esercizio di una attività d’impresa (ad esempio interessi, dividendi, …);
- Redditi diversi di natura finanziaria, derivanti da eventi incerti (nei quali sono compresi i capital gains = plusvalenze scaturite da incasso alla vendita – costo di acquisto) ovviamente non realizzati nell’attività d’impresa.
I regimi fiscali
A livello fiscale ci sono tre regimi nei quali rientrano i due redditi:
- Regime dichiarativo, in cui è l’investitore che decide gli investimenti e svolge gli adempimenti fiscali, riportando le varie plusvalenze e minusvalenze nella dichiarazione dei redditi;
- Regime del risparmio amministrato, dove si delegano gli adempimenti fiscali al proprio intermediario finanziario che fungerà così da sostituto d’imposta, pur restando sovrani nella decisione degli investimenti;
- Regime del risparmio gestito, che è comparabile al risparmio amministrato, ma l’intermediario è nello specifico una banca: la decisione sulla strategia d’investimento spetta al cliente, ma gli adempimenti fiscali relativi ai suoi investimenti restano in capo alla banca.
Il Reddito di capitale viene tassato allo stesso modo sia nel Regime dichiarativo che nel Regime del risparmio amministrato (o gestito). Per i Redditi diversi di natura finanziaria, invece, l’investitore deve scegliere il regime al momento dell’apertura del conto: può modificarlo soltanto presentando una richiesta scritta entro il 31 dicembre di ogni anno ed il nuovo regime sarà applicato a partire dell’anno successivo.
Caratteristiche
Nello specifico, le caratteristiche principali dell’applicazione del Regime dichiarativo sono:
- Che i redditi diversi di natura finanziaria vengono assoggettati all’imposta sostitutiva pari al 26%, all’atto della dichiarazione annuale dei redditi;
- C’è la possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze, riportandole a nuovo e compensandole con plusvalenze successive entro 4 anni.
Le caratteristiche principali dell’applicazione del Regime del risparmio amministrato sono, invece:
- Che l’intermediario applica l’imposta sostitutiva pari al 26% sui Capital Gains conseguiti dal cliente;
- C’è la possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze precedentemente conseguite presso lo stesso intermediario e di riportare a nuovo le minusvalenze, compensandole con plusvalenze successive entro 4 anni.
Molti contribuenti che si trovano in Regime amministrato, entro il 30 settembre di quest’anno hanno dovuto scegliere se comunicare al proprio intermediario “l’affrancamento”, che permetteva di pagare la tassa sui capital gains con l’aliquota del 20%, come se gli strumenti finanziari venissero venduti il 30 giugno 2014.
Si trattava quindi di una sorta di cessione fittizia dei titoli che permetteva di applicare ai guadagni in conto capitale la vecchia aliquota, con l’effetto che solo i proventi realizzati dopo il 30 giugno vengono tassati al 26%.
Nel caso del Regime dichiarativo, invece, la sequenza è diversa: il trader deve versare l’imposta sostitutiva entro il 17 novembre e dovrà ricordarsi di indicare la scelta opzionale in sede di dichiarazione dei redditi nel Modello Unico 2015.
